MARIA
GOMIERATO
SINDACO

SANITà

La Salute: Ospedale e Servizi territoriali

PUNTARE SULLA SANITà

Salute: ospedale castelfranco veneto
punta_castelfranco

La salute

Mai come oggi è stata al centro delle preoccupazioni e dell’attenzione della popolazione. Mai come oggi si è percepita l’importanza di presìdi sanitari adeguati e di una presenza capillare di servizi territoriali sanitari e assistenziali, per la cura ma anche per la prevenzione. Sanità vuol dire un ospedale attrezzato, vuol dire posti letto in numero sufficiente, vuol dire posti di terapia intensiva adeguati, vuol dire sale operatorie disponibili non a ore, vuol dire materiali e attrezzature pronti e utilizzabili in tempo reale.

Da un anno, a quelle che erano le specialità del nostro Ospedale San Giacomo, è stato sovrapposto il marchio IOV, Istituto Oncologico Veneto, perché alla regione serviva un fabbricato nuovo e funzionale, con attrezzature di ultima generazione e personale di grande professionalità, da utilizzare per la cura del cancro. Eravamo da molti anni dotati di Tac, Pet, risonanza magnetica, avevamo medicina nucleare, anestesia e rianimazione, endoscopia, anatomia patologica, chirurgia dell’esofago e delle vie digestive, ematologia, oncologia, gastroenterologia, urologia, gruppi operatori e poliambulatori oltre a ortopedia, medicina, geriatria, ostetricia e ginecologia, pediatria e cardiologia.

Per noi l’operazione IOV ha significato la perdita della metà dei posti letto e di quasi tutti i reparti. La reputazione dell’ospedale di Castelfranco era alta, era la nostra sicurezza e il nostro orgoglio, avevamo servizi e medici di eccellenza e ci sentivamo sicuri perché per tante patologie la risposta poteva essere tempestiva e risolutiva.

Ora la sicurezza per i cittadini di questo territorio va recuperata e garantita. La pandemia ha reso evidente una volta di più quanto i posti letto previsti per il nostro territorio, sia per le cure in fase acuta che per la terapia intensiva, debbano essere recuperati, pena il mancato rispetto dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni) previsti dal Sistema Sanitario Nazionale, e la perdita del diritto alla salute che è incardinato nella Costituzione della Repubblica, all’art. 32. L’emergenza “corona-virus” conferma la necessità di avere un ospedale che funzioni, non un ospedale a metà.
Non si porta via più niente: si restituisce.

 

I posti letto

I posti letto previsti dal DM 70 sono 3,5 posti letto per 1000 abitanti, 3 per acuti e 0,5 per la parte riabilitativa. L’ULSS2 di Treviso prevede oggi 2,7 posti letto per acuti e 0,4 per la parte riabilitativa ma il Distretto di Asolo, (Montebelluna + Castelfranco) con un bacino di 240.000 abitanti, ha forse la più bassa percentuale a livello nazionale: 1,8 posti letto per acuti e 0,1 per la riabilitazione ogni 1000 abitanti, nemmeno 2 posti letto. Oggi nella nostra area dell’ULSS 2, non arriviamo a 2 posti letto per 1000 abitanti.

Non possiamo inoltre rischiare la perdita delle chirurgie pena la perdita anche del Pronto Soccorso: a Castelfranco, perché resti il pronto soccorso, deve obbligatoriamente esserci e funzionare la chirurgia, mentre la Regione, nelle ultime schede del 2019, ha lasciato solo 20 posti e provvisori. Durante la pandemia abbiamo ben compreso il ruolo fondamentale delle terapie intensive sia per il Pronto Soccorso generalista che per le emergenze come il Covid-19. Le terapie intensive devono rimanere in capo alla parte generalista e dare risposte H24, lo IOV può avere delle sue in aggiunta ma non gestire tutta la terapia intensiva del nosocomio. Sarà poi eventualmente l’ULSS a prestare dei posti di terapia intensiva allo IOV e non viceversa, A MENO CHE NON VENGANO RADDOPPIATI PER ENTRAMBE LE STRUTTURE. 

Un ospedale con pronto soccorso deve avere la terapia intensiva per le urgenze e le emergenze e deve avere il personale medico necessario. Siamo sotto organico da anni e ora è possibile fare le assunzioni necessarie visti gli ingenti finanziamenti previsti per la sanità.

Durante la pandemia si è capita anche l’importanza di avere dei servizi capillari sul territorio e quindi non possiamo farci più trovare impreparati o scoperti: bisogna ridare centralità e uguali diritti ai singoli Distretti in numero di posti letto e di servizi e non costringere alle migrazioni su tutto il territorio provinciale per una prestazione o per un ricovero. Ora i soldi ci sono e vanno utilizzati per restituire al territorio le sue certezze. Con i finanziamenti europei per la Sanità vanno garantiti servizi e numeri congrui e omogenei in tutta la ULSS 2.  e quindi vanno restituiti i posti letto anche al Distretto di Asolo.

 

Lo IOV, Istituto Oncologico Veneto 

Un’ultima annotazione sullo IOV: la sua presenza a Castelfranco è provvisoria, è previsto il suo rientro a Padova dopo il completamento del nuovo ospedale padovano nel 2027. Tante le promesse dei politici sulla sua definitiva permanenza a Castelfranco ma nessuna clausola su documenti ufficiali sottoscritti da Regione, Università, Comune di Padova e ULSS. Come Comune va chiesta una parola definitiva, un atto ufficiale in cui si dica chiaramente quale destino la Regione Veneto riserva al presidio di Castelfranco: questo è un atto dovuto alla popolazione di quest’area e ai suoi ammalati, per rispetto anche delle 20.000 persone che hanno firmato la richiesta di mantenere l’ospedale generalista a Castelfranco con i dovuti posti letto e reparti, a garanzia della qualità dell’assistenza e cura a cui abbiamo diritto come tutti i cittadini italiani. 

Se lo IOV dovesse restare definitivamente, va bene: il posto c’è da sempre nei 3 piani ancora liberi del monoblocco: basterebbe completarli. Comunque finchè non c’è un documento, una delibera scritta e pubblicata, che riconosce Castelfranco come sede definitiva, si parla a vuoto. Serve naturalmente anche la radioterapia: la stiamo aspettando dal 2002, dato che le Schede regionali la prevedono fin da quella data e il ciclo di cura oncologico non può prescindere da questo tipo di prestazione.  

 

I Servizi Territoriali

L’Amministrazione comunale dovrà essere vigile sul suo presidio ospedaliero ma anche sull’ambito delle politiche socio-assistenziali sul territorio e il Sindaco ha un ruolo preciso proprio come autorità sanitaria. Insieme alla risposta dei servizi sanitari dovrà essere valutata quella dei servizi territoriali e il Comune dovrà essere a fianco della popolazione per informare con tutti gli strumenti e le modalità possibili, indirizzare, sostenere e orientare. La rete territoriale dovrà tenere conto della molteplicità di servizi offerti, dalle Residenze Sanitarie Assistite come la RSA Domenico Sartor ai Centri per disabili come l’Atlantis o la Cooperativa Vita e Lavoro, senza dimenticare nessun soggetto, dal terzo settore, al volontariato, alle parrocchie. Si è anche vista l’importanza di una rete capillare di medici di base sul territorio, una presenza che va rafforzata ascoltando anche le esigenze della popolazione.

Certo che fare bene la prevenzione nel territorio su una scala di un milione di abitanti non è così scontato. Fortunatamente i Distretti non sono ancora del tutto scomparsi – anche se molto più ampi di come si presentavano prima dei tagli e degli accorpamenti delle tre ULSS trevigiane, 7-8-9, nell’ULSS unica n.2 – e anche i Dipartimenti di prevenzione sono stati salvati. Bisogna partire da questa base per salvaguardare quello che nel territorio non è stato ancora tagliato e difenderlo, mantenendo anche l’Ospedale generalista in efficienza e capace di dare risposta piena e tempestiva al primo allarme. Abbiamo visto e capito che la tempestività e la capienza sono fondamentali.   

Vanno ripresi i contatti con i Comuni della Castellana, l’ex Distretto socio-sanitario di Castelfranco-Asolo per i Servizi Territoriali, anche per un confronto sui Piani di Zona che sono uno strumento fondamentale per la qualità dei servizi socio-assistenziali e per l’adeguatezza delle risposte alla domanda di assistenza e cura che viene dai cittadini. Mai come ora ce ne siamo resi conto. Anche l’epidemia che ci ha messi in ginocchio ha bisogno di sinergie, coordinamento e collaborazione nel territorio, non si esce bene da questa situazione se restiamo isolati.

L’eccellenza data dalla doppia SS, servizi SOCIO SANITARI, non va ignorata instaurando il nomadismo della salute. E’ fondamentale tutelare e potenziare sul territorio i servizi assistenziali e i servizi alla persona e il Sindaco ha un ruolo centrale come autorità sanitaria.

Da considerare anche il rafforzamento che sarà necessario nei servizi sociali comunali per sostenere le fragilità che inevitabilmente si creeranno ed emergeranno anche nei prossimi mesi a causa della pandemia: ci saranno le solitudini, il disagio sociale, le crisi dovute alla perdita di lavoro: fare rete anche con le tante realtà associative e del terzo settore presenti e con le parrocchie sarà indispensabile.

 

La telemedicina e le reti telematiche per una città più “smart”

Uno strumento oggi sempre più rilevante nell’assistenza e cura territoriale è anche la telemedicina: con la pandemia sono state avviate esperienze interessanti, si sono fatte in altri Paesi e in varie città italiane dove la rete dei controlli e delle verifiche, insieme alle visite “da remoto”, hanno permesso di monitorare la popolazione e di avere in tempo reale il quadro della situazione per interventi tempestivi e determinanti qualora necessari.

Con il problema Covid si dovrà convivere per un periodo non breve e quindi il rafforzamento della prevenzione e della tutela della salute dei cittadini dovrà avere un respiro largo e passare anche attraverso una rete anche telematica efficiente ed efficace.

Servirà a fornire informazioni e a gestire in modo diverso i servizi pubblici e l’accesso a sedi e uffici comunali. Sarà importante per tutti i servizi sociali, per i colloqui con i famigliari degli assistiti, per incontri di coordinamento sia interni che esterni, con le RSA e con i servizi sanitari e territoriali in generale, accorciando i tempi necessari alla conoscenza delle diverse situazioni per un più rapido intervento quando necessario.

Sarà comunque utile per tutti i servizi comunali, perché gli appuntamenti da remoto eviteranno attese in coda e raggruppamenti di persone talvolta in spazi ristretti, si potranno evitare gli spostamenti a tante persone e si potranno contenere quindi le situazioni di rischio o i contagi da contatti personali. Sarà utile ad esempio per gli appuntamenti per l’Asilo Nido comunale come per la gestione dei servizi scolastici, trasporti e mense in particolare.

Potranno essere messi in rete gli impianti sportivi e le sedi delle associazioni, gestire modalità e orari, conoscere e valutare le sedi delle attività culturali come la Biblioteca, il Teatro, il Museo con l’obiettivo di una fruizione in sicurezza.  

C’è un progetto importante da avviare, per elaborare proposte innovative a partire da una fotografia precisa della situazione, per definire le priorità e calendarizzare le azioni, in una proficua collaborazione fra Comune e territorio in tutte le sue declinazioni.